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Qualche riflessione sulle AI generative
Matteo Paolelli – Caricature, Illustrazioni, Fumetti e Il Voltafacce
Pubblicato da Matt in Articoli · 23 Luglio 2026
Tags: AIaigenerativeIAintelligenzaartificiale
Ultimamente, in molti comunità online di caricaturisti (parlo di queste perché al momento le frequento di più, ma il discorso potrebbe estendersi anche al fumetto o all'illustrazione), soprattutto in Facebook, si sta assistendo a una vera e propria alluvione di disegni realizzati con le AI generative. Sinceramente, non capisco come si possa far realizzare un disegno a un algoritmo e poi vantarsene spacciandolo per proprio.

Non è solo una questione di qualità: anche tra gli artisti reali ci sono opere notevoli e altre meno, tuttavia le comunità degli artisti sono aperte e accettano altri artisti indipendentemente dal loro livello. Comunque, il solo fatto che i disegni fatti con le AI siano immediatamente riconoscibili a chi ha un occhio appena abituato al disegno, fa capire che la qualità nei lavori delle AI ancora non c'è, a dispetto di ciò che sembra: disegni tutti uguali, decisamente stucchevoli e riconducibili alle AI indipendentemente dal loro presunto "autore"; ma è solo questione di tempo e la qualità arriverà anche per le AI.

Ma, al di là di questo, il vero problema delle AI generative è che vengono addestrate a produrre immagini a partire da un’enorme quantità di opere create da persone reali. L’intero processo si fonda sull'acquisizione non autorizzata, non riconosciuta e ovviamente non retribuita, dei lavori di artisti che hanno investito tempo, competenze e creatività per realizzarli.

In altre parole, chi utilizza queste tecnologie si avvale del lavoro di vari artisti senza riconoscere loro alcun diritto: né la paternità dell’opera, né il diritto d’autore, né la possibilità di trarre un eventuale compenso economico dall'utilizzo delle proprie creazioni, né tantomeno il diritto di opporsi alla loro manipolazione. Non lo fanno perché non lo possono fare: non sanno dove, come e quanto l'algoritmo ha utilizzato dell'opera di ciascun artista; in altre parole non sono consapevoli di ciò che stanno facendo e la conseguenza è che si sentono completamente deresponsabilizzati. Utilizzare un disegno preso da Internet, ad esempio, non è avvertito come un problema, perché sono abituati erroneamente a pensare che i disegni su Internet si possano tranquillamente usare a piacimento (vedi anche il mio articolo sul diritto d'autore). Figuriamoci se c'è qualcuno (anzi qualcosa) che lo prende per loro. Per come la vedo io, si tratta di un furto bell'e buono.

Purtroppo, questa consapevolezza è assente anche in chi, almeno in teoria, ha a cuore i diritti delle persone e dei lavoratori: opinionisti, giornalisti, politici, divulgatori, alcuni dei quali io pure stimo, ma che nei loro canali comunicativi utilizzano spesso immagini generate dalle AI, come se non si accorgessero della cosa.
Il paradosso è evidente: da un lato si notano lo sfruttamento e la mancanza di tutele; dall'altro vengono legittimati, inconsapevolmente,  strumenti che si fondano proprio sulla sottrazione non consensuale del lavoro creativo di migliaia di artisti: una dissonanza difficile da ignorare.

Senza poi contare il costo in termini energetici e ambientali che l'utilizzo delle AI generative comporta, e quindi una responsabilità nei confronti, senza esagerare, dell'intero pianeta.

Esiste un regolamento sull'AI a livello europeo, chiamato AI Act, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea nel luglio del 2024. Purtroppo questo regolamento non prevede nessuna disposizione o provvedimento a tutela degli artisti, neanche l'obbligo generale di dichiarare che le immagini sono create con AI gen: l'unico dovere lo si ha nel caso si tratti di immagini fotorealistiche, o che rappresentino persone reali in contesti fasulli, siano presentate come reali e che potrebbero ingannare chi le osserva. Siamo ancora molto indietro nella tutela del lavoro di migliaia di persone.

L'obiezione che viene mossa più spesso è che l'AI generativa è solo uno strumento: è vero in parte, perché lo “strumento” AI generativa nasce già da un presupposto problematico: si alimenta di opere che non ha il diritto di usare, non riconosce gli autori, non li tutela e non li risarcisce. Non è paragonabile a un pennello, a una macchina fotografica o a un software di editing: è un sistema che esiste solo perché ha assorbito — senza consenso — il lavoro di migliaia di artisti: un pennello non crea un quadro solo dicendogli cosa dipingere.


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Ma allora, sono contro il progresso? contro le innovazioni? No, chi mi conosce sa che sono un estremo sostenitore del metodo scientifico, guardo con curiosità e apertura mentale alle nuove tecnologie e in particolare credo che l'intelligenza artificiale avrà un ruolo determinante per la ricerca: il giorno precedente a quello in cui scrivo queste righe è stato annunciato che un'intelligenza artificiale ha risolto un rompicapo matematico irrisolto da decine d'anni; è stato dimostrato che le AI sono d'aiuto nella diagnosi precoce di alcuni tumori; grazie alle AI si potranno realizzare proteine con proprietà stabilite a tavolino, utili per realizzare farmaci innovativi. Che meraviglia!
Ma questi sistemi lavorano in maniera differente: le AI analitiche si basano su dati esistenti e cerca di comprenderli, facendo emergere pattern e facendo previsioni, in modo scientifico basato su dati certificati, mentre le AI generative copiano l'esistente da dati casuali non certificati, utilizzandoli statisticamente per riprodurli.
Se devo scegliere quale tipo di AI privilegiare, tenendo conto anche dell'impatto sull'ambiente, non ho dubbi.

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